Info e consigli di viaggio per Trujillo Peru’.

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Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Otuzco
É ubicato a 721 km a Nordest di Trujillo ed a 2.632 mslm. In Otuzco ha luogo una delle festivitá religiose piú importanti della zona settentrionale del Perú. Circa 20.000 fedeli giungono ogni dicembre per adorare l’immagine della Vergine de la Puerta, Santa Patrona della cittá dall’anno 1664 ed é anche considerata come la Patrona del Nord del Perú e Regina della Pace Universale. Questa provincia é importante anche per la sua produzione di patate, mais e cereali, cosí come per i suoi piatti tipici, fra quelli piú conosciuti il “jamón serrano” (pro-sciuto crudo di montagna) con iucca, il “cuy” (porcellino di ghinea) frito con mote (specie di granturco secco e bollito), il maiale coto al forno e la chicha de jora (liquore a base di mas fermentato e miele di zucchero), oltre a vari dolci.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Santiago de Chuco
Paese di montagna a 184 km a est di Trujillo e a 3120 di quota. La festa principale dell’apostolo Santiago il Maggiore, patrono della provincia, si celebra tutti gli anni a fine luglio con colorite danze tradizionali. Qui nacque, nel 1892, il celebre poeta Cesar Vallejo, la cui casa è stata dichiarata monumento storico. Un’altra attrazione della zona è il santuario Nazionale di Calipuy, costituito nel 1981, con un’area di 64.000 ettari. Custodisce varietà di animali come l’orso de anteojos, il cervo, il guanaco e il condor, e di piante come la puya Raimondi.
Da ricordare anche i Bagni Termali di Cachicadan, situati alle falde del monte La Botica, a est del quartiere San Miguel (3178 metri). Le acque sono ricche di ferro e hanno una temperatura che supera i 66°C. La bella campagna profumata di eucalipti e di altre piante officinali è ideale per delle passeggiate.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Huamachuco e dintorni
Paese della sierra con una bella piazza a 184 km a est di Trujillo (6 ore circa) e a 3250 metri di quota, è possibile visitare i complessi archeologici di Markahuamachuco e Wiracochapampa, i bagni termali di Yanazzara e la laguna di Sausacocha.
Complesso di Markahuamachuco. Situato a 3595 metri di altezza e a 10 km (35 minuti in auto) dalla città di Huamanchuco. La costruzione del complesso avvenne in differenti periodi, utilizzando la pietra, combinando i blocchi grandi con quelli piccoli.
Dell’insieme attuale, che riflette un profondo dominio dell’ingegneria idraulica, dell’urbanesimo e dell’arte architettonica, da evidenziare sono i muri di cinta e le imponenti torri rettangolari che si ergono oltre i 10 metri.
Probabilmente la scelta di questa montagna per la costruzione del centro politico religioso del Regno del Gran Huamachuco, si deve al clima gradevole, ma anche alla vista che domina la vasta regione, a cui si aggiungono i quasi verticali fianchi rocciosi che costituiscono vere e proprie difese naturali.
Laguna di Sausacocha e Collasgón. Situata a 3200 metri e a 6 km da Huamachuco, si estende per 172 ettari. Il fondo è fangoso, le acque hanno delle temperature molto basse e si trovano trote e una gran quantità di totora (tipo di canna acquatica), il carrizo e altri vegetali, habitat di oche selvatiche e di folaghe. La laguna si alimenta dalle piogge e dalle filtrazioni, è navigabile ed è il posto idoneo per realizzare delle gare sportive.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Chepén
Chepén é una cittá localizzata nella provincia dallo stesso nome, a 117 km a Nord di Trujillo (2 h circa). L’area riservata Algarrobal El Moro, stabilita nel 1995, abbraccia 32.069 ettari ed in essi si proteggono i boschi di “algarrobo” (carrubo), dove abitano il “cafián” (specie di lucertola), volpi e si nascondono le boe.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Pacasmayo e San Pedro de Lloc
Attrazioni Turistiche
Stazione balneare di Pacasmayo
A 150 km da Trujillo (2 ore in bus)
I conquistadores spagnoli fondarono il porto di Pacasmayo nel 1775, costruendoci, in seguito, un molo con fini economici. Da notare le costruzioni come la Casa Grace del 1850. Sulle spiagge vengono praticati il surf e l’immersione.
San Pedro de Lloc
A 82 km a nord di Trujillo (1 ora in auto).
A San Pedro de Lloc, si può visitare la Chiesa Matrice, che risale alla seconda metà del XVII secolo. Ha un altare maggiore di stile rococò nel quale si evidenzia la statua di San Pietro.
Si può visitare inoltre la Casa Museo Antonio Raimondi, casa coloniale che fu abitata, nel XIX secolo, dal naturalista italiano Antonio Raimondi. Possiede una sala di 120 m2, nella quale sono esposte le tappe della vita e le opere dello scenziato attraverso strumenti ludici e interattivi.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Porto Morí
Dopo un viagglo di 35 minuti in macchina, verso la zona meridionale di Trujillo, arriviamo a questa spiaggia di acque calme, habitat di gabbiani e lupi marini(Otaria byronia), dove vengono offerti deliziosi piatti tipici, come il “cangrejo reventado” piettanza a base di granchio ed il “sudado de Chita (Anisotremus scapularis, simile al sarago)” (specie di stufato di sarago).
Le spiagge pié attraenti sono El Carmelo, Playa Chica e Cerro Negro; a poca distanza si puó osservare la Duna di Pur Pur, una delle pié alte del mondo, frequentata per praticare lo sandboard.
Attrazioni fuori della cittá di Trujillo: Porto e Spiagge di Chicama
Localizzato a 94 km (1 h 15 min. circa) a Nordovest di Trujillo, si arriva a queste soleggiate e ventose spiagge prendendo la deviazione nel km 613 della strada statale Panamericana nord nella localitá di Paiján. É il luogo favorito per gil appassionati del surf, perché la sua onda sinistra é considerata come la pié lunga del mondo. Il porto, precedentemente noto come Malabrigo, fu al tempi della colonia, il punto di sbarco degll schiavi che arrivavano dall’Africa per lavorare nelle tenute costiere del Pené.
Fin qui arrivava anche il treno che trasportava la canna da zucchero proveniente dagli “ingenios” (pianta gioni e zuccherifici) di Casagrande. Le spiagge pié note di questa zona sono: La Punta, El Point ed El Bruji, questa ultima chiamata cosi per i guaritori o sciamani che ci abitano.
Informazioni: Moche – Chimu
In Sudamerica, fra il 300 aC e il 1400 dC, si svilupparono e fiorirono le culture Mochica e Chimú, alle quali Franco è ovviamente interessato essendo quei popoli i suoi più antichi colleghi d’Oltreoceano. Sia i Mochica che i Chimú hanno avuto una storia archeologica continua che prese le mosse intorno al III secolo aC e proseguì, con un vuoto fra il 1000 e il 1250, fino al 1461 quando furono annientati da una massiccia invasione Inca. La data più remota e accertata per la civiltà Mochica risale al 267 aC. La certezza proviene dal radiocarbonio.
Il popolo dei Mochica era organizzato in città-stato di agricoltori e occupava una vasta regione tra i fiumi Marañón [1] e Putumayo [2] . Fra il IV e il IX secolo i Mochica svilupparono una notevole civiltà caratterizzata dal miglioramento delle tecniche agricole – concimazione, irrigazione – e dallo sviluppo della metallurgia di oro e argento. Forse tale civiltà scomparve per l’espansione dei Chimú e delle genti Quechua. La produzione artistica di maggior interesse è costituita dalla ceramica di esclusiva provenienza tombale. Sono stati portati alla luce corredi funerari caratterizzati da enorme ricchezza e varietà di soggetti. La ceramica è stata divisa dagli studiosi in numerosi stili e sottostili; quello del periodo dei Maestri Artigiani costituisce il momento artistico più elevato.
Il regno Chimú fiorì tra il XIV e il XV secolo su un’estesa area della costa settentrionale del Perù, là dove nei secoli precedenti si era sviluppata la civiltà Mochica. Questo regno, da cui certamente gli Inca trassero non pochi spunti per l’organizzazione del loro impero, sfruttò tutte le oasi costiere fluviali mediante opere di irrigazione artificiale e portò la propria signoria sino ai confini della Costa Centrale, sul cui limite costruì l’imponente fortezza di Paramonga che difendeva il Chimú per tutte le vie di terra e di mare. Il nome Chimú è stato dato anche allo stile ceramico fiorito nel regno, come pure ai tessuti e alla superba oreficeria. Le ceramiche ripetono le forme Mochica, ma sono meno raffinate e sono uniformemente dipinte in nero, mentre i gioielli in oro associano smeraldi, turchesi, talora anche perle. Queste ultime testimoniano lontani rapporti col mondo caribico. Molte opere di oreficeria provengono dal tesoro di Lambayeque e sono conservate al Museo Nacional de Antropología y Arquelogía di Lima. Secondo la leggenda il regno fu fondato dal mitico Ñaymlap, quivi giunto col suo seguito su una flottiglia di zattere. I Chimú, dopo una strenua resistenza, verso il 1470 furono sottomessi dal futuro decimo Inca, Túpac Yupanqui, salito al trono nel 1471.
Eccoci al punto cruciale. Il testo è tratto da Gli imperi del deserto nel Perù precolombiano, opera di von Hagen nato nel 1908 a St. Louis, esploratore, etnografo, archeologo e naturalista, che con questo trattato ha aperto nuove prospettive alla cronologia storica rivelando la funzione precorritrice della civiltà Mochica-Chimú.
«I tessuti di piume: l’arte della tessitura con le piume costituisce un altro sviluppo, un’altra variante barocca della tessitura vera e propria. Beninteso, la sua presenza in Perù non è né unica né insolita, in quanto molte popolazioni assolutamente senza alcun contatto fra loro – Polinesiani, Maya e Aztechi – la conobbero a fondo. La cosa straordinaria è che in Perù se ne siano conservati molto bene tanti esemplari. Il metodo e la tecnica della tessitura con le piume (l’espressione più adatta per definirla è mosaico di piume) erano questi: i ciuffi di piume venivano disposti in base a uno schema; poi venivano cuciti su una stoffa usata per la tessitura, oppure venivano conficcati nella trama dalla parte del cannello e assicurati strettamente in modo da far parte del tessuto. Ornamenti del capo, diademi di piume che coprivano le spalle e scendevano fino alla cintola, indumenti simili al poncho e costumi erano fatti alla maniera di mosaici di piume; i danzatori indossavano vesti del genere, perfino delle ali e copricapi foggiati a testa di uccelli. Anche se questi ultimi non sono stati rinvenuti nelle tombe, senza dubbio gli Yuncas ne continuarono la tradizione fin verso la fine del Settecento, dato che gli artisti nativi ingaggiati dal vescovo Martínez de Compañón descrivono proprio queste danze e questi costumi.
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